La "nuova cucina italiana" è qualcosa di piuttosto sfuggente.
Faccio un po' fatica a trovare un vero elemento comune, a parte (in negativo) una certa retorica sulla tradizione e il territorio.
Letta la stessa cosa in positivo, forse, in Italia c'è una maggiore attenzione alla valorizzazione del prodotto, soprattutto rispetto alla maggiore concentrazione sull'"avanguardia" (cioè su forme e tecniche innovative) da parte degli spagnoli.
In Francia, la nuova cucina nasce, comunque, dalla grande scuola tradizionale e la gran parte dei nuovi chef viene da esperienze di grandi "maisons" prima di prendere direzioni autonome. E questo porta a ridurre il rischio di improvvisazione camuffata da innovazione (presente spesso da noi), ma anche a una certa "uniformità" dei risultati (ad esempio, i vari "neo-gastro" bistrot parigini, a partire dalla Regalade, sono spesso ben più che dignitosi ma raramente folgoranti per originalità).